La guerra è sempre stata una lotta per il controllo del territorio, delle risorse e delle menti. Tuttavia, nel mondo contemporaneo, le sfide non si limitano più solo ad evidenti frontiere geografiche o alla quasi banale dominazione economica. La nuova frontiera della guerra si trova all’interno di ciascun individuo: nel cervello. Esso è il vero campo di battaglia e, in fondo, lo è sempre stato! Questa trasformazione epocale sta ridefinendo i contorni stessi del conflitto e della sicurezza. La coscienza umana, una volta considerata un mistero insondabile, è ora materia di studio e approfondimento tecnologico, potenzialmente, di manipolazione. Tecniche come la guerra cognitiva, l’uso di algoritmi per influenzare pensieri e comportamenti, e l’emergere delle “neuroarmi”, pongono interrogativi inquietanti su come le informazioni, le emozioni e persino le percezioni possano essere controllate, distorte o utilizzate. La crescente interconnessione delle tecnologie digitali, l’intelligenza artificiale, che sembra quasi un impercettibile ossimoro, e la neuro-tecnologia stanno implacabilmente accelerando questo processo. Se, in passato, l’intelligence si concentrava principalmente sulla raccolta di informazioni da fonti fisiche e strategiche, oggi il suo obiettivo è più ambizioso: accedere, di fatto, alla mente umana!
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